01 Set RADICI DI PACE – L’olivo nel mondo antico
Molto prima di diventare uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio mediterraneo, l’uomo imparò a coltivare l’olivo, conservarne i frutti e ricavarne l’olio.
La sua storia si sviluppò insieme alle prime comunità agricole del Mediterraneo.
Archeologia, paleobotanica e genetica mostrano oggi un percorso molto più complesso di quanto si pensasse. Probabilmente non esistette un singolo momento nel quale un olivo selvatico divenne improvvisamente una pianta coltivata. Per generazioni, comunità diverse selezionarono e propagarono gli alberi considerati più utili.
Da questo lungo rapporto nacque una coltura destinata a influenzare profondamente l’economia, il paesaggio e la cultura del Mediterraneo.
Le prime coltivazioni
Gli olivi selvatici erano presenti nel Mediterraneo molto prima della nascita dell’agricoltura. A cambiare fu il rapporto tra questi alberi e le comunità umane.
Nel Levante meridionale sono state individuate testimonianze molto antiche della produzione di olio e della coltivazione dell’olivo. Le analisi genetiche identificano inoltre il Levante come un’area fondamentale nella storia della prima domesticazione dell’olivo coltivato.
Coltivare un olivo richiedeva qualcosa di particolare: pazienza.
Chi metteva a dimora una giovane pianta non poteva aspettarsi un raccolto immediato. Doveva immaginare un futuro distante diversi anni.
L’olivicoltura favoriva quindi continuità, conoscenza del territorio e trasmissione dei saperi tra generazioni.
Anche l’olio possedeva caratteristiche preziose. Poteva essere conservato, trasportato e utilizzato per l’alimentazione, l’illuminazione e la cura del corpo.
L’olivo non era più soltanto un albero. Stava diventando parte di un sistema agricolo ed economico organizzato.


L’olivo nelle civiltà mediterranee
Con l’intensificarsi dei rapporti tra le popolazioni del Mediterraneo orientale, l’olivo assunse progressivamente un ruolo economico e culturale.
Creta e il mondo egeo furono importanti nella storia antica dell’olivicoltura. Successivamente, nella civiltà greca, l’olivo entrò nella religione, nella mitologia e nella vita pubblica.
La tradizione più conosciuta collegava l’albero alla dea Atena. Le sue foglie entrarono anche nelle cerimonie pubbliche: una corona d’olivo veniva consegnata ai vincitori degli antichi Giochi Olimpici.
Ma la dimensione quotidiana era ancora più importante.
L’olio veniva utilizzato come alimento, conservato nelle anfore, bruciato nelle lampade e commerciato attraverso le rotte del Mediterraneo.
Fenici, Greci e successivamente Romani contribuirono alla diffusione dell’olivicoltura. In epoca romana la produzione interessava vaste regioni del Mediterraneo orientale, dell’Italia, dell’Africa settentrionale e della penisola iberica.
Un albero condiviso dalla storia
Il viaggio dell’olivo non consisteva semplicemente nello spostamento di una pianta.
Viaggiavano anche le conoscenze.
Gli agricoltori dovevano capire come propagare gli alberi, potarli, raccogliere i frutti e adattare le coltivazioni a terreni e climi differenti.
Gli studi sul polline antico permettono oggi di ricostruire almeno in parte questa espansione. Dopo le prime importanti aree di coltivazione nel Levante e nell’Egeo, l’olivicoltura si sviluppò progressivamente in Anatolia, Italia, penisola iberica e in altri territori mediterranei.
Il mare svolse un ruolo decisivo.
Per le civiltà antiche il Mediterraneo non era soltanto uno spazio che divideva. Era anche una grande via di comunicazione.
Le navi trasportavano olio, persone, tecniche agricole e nuove conoscenze.
Nei diversi territori gli olivi coltivati incontrarono inoltre popolazioni locali di olivo selvatico. Questo lungo processo contribuì alla straordinaria diversità genetica che ancora oggi caratterizza la specie.


Il prossimo mese: i Giardini della Pace
A ottobre Radici di Pace arriverà al presente.
Scopriremo i Giardini della Pace, luoghi nei quali olivi provenienti da Paesi diversi crescono insieme e diventano ambasciatori viventi di dialogo, biodiversità e cooperazione.