


Costruisco ponti, facilito incontri, creo spazi di dialogo. Credo in una pace concreta, quotidiana, fatta di piccoli gesti e grandi scelte. Per me, la pace non è solo un ideale: è una competenza che si può imparare, allenare e condividere. Promuovo una nuova cultura del conflitto, basata sul rispetto, sull’ascolto e sulla cooperazione. Lavoro con persone, comunità e scuole per trasformare le differenze in risorse e dare voce a chi cerca un futuro più giusto.
La mia missione è semplice e profonda: seminare pace, ovunque ci sia bisogno di nuova fiducia.

La parola pace mi accompagna da quando ho imparato a dare un nome al mio desiderio più profondo: vivere in un mondo giusto, dove ogni essere umano abbia il diritto di esistere con la stessa dignità. Non è un’utopia romantica, né un’idea astratta. È una chiamata concreta. Una necessità. Una scelta quotidiana.
So bene che la pace non è assenza di conflitto. Non è silenzio, né immobilità, né fuga. La pace è presenza. È impegno. È uno sguardo che accoglie, una comunità che resiste, una persona che sceglie di smettere di odiare.
Viviamo tempi fragili, in cui la distanza cresce anche quando siamo vicini. Le parole feriscono, l’indifferenza diventa complice della violenza. E allora mi chiedono: da dove cominciare? Io rispondo sempre: Inizia da te. Dal tuo modo di guardare, di ascoltare, di scegliere. Perché ogni gesto può essere pace. Oppure guerra.
Io scelgo la pace. Ogni giorno. Ogni istante. Anche quando è difficile. Anche quando sembra invisibile o irraggiungibile. Perché credo che in ogni atto di fiducia ci sia il seme di un mondo nuovo.
La pace non si improvvisa, si allena, si coltiva, si trasmette e si costruisce con le nostre mani. Perché se l’uomo sa fare la guerra, può anche fare la pace. Tutto dipende da come scegliamo di vivere. Da come decidiamo di essere, qui e ora.
Io ho scelto di costruire ponti, favorire incontri, educare all’empatia. Perché la pace è antica, sì. Ma oggi più che mai, è viva. Ed è la nostra missione, mia e del The Garden of Peace.

La vita mi ha insegnato che il conflitto non è il nemico. Anzi, è proprio lì, dove nasce un conflitto, che può nascere anche qualcosa di nuovo. Ogni volta che due persone si incontrano, esiste la possibilità di uno scontro… ma anche la meravigliosa opportunità di una scoperta. Per me, essere ambasciatrice di pace non significa evitare i conflitti, né tantomeno negarli. Significa accoglierli con consapevolezza, ascoltare ciò che ci rivelano, e trasformarli in occasioni di crescita. I conflitti sono parte della vita: in famiglia, nei luoghi di lavoro, a scuola, tra generazioni, culture, visioni del mondo. Ma non dobbiamo averne paura. Il punto non è se il conflitto esiste, ma come scegliamo di affrontarlo. Io ho scelto di promuovere una cultura dell’incontro. Una cultura in cui le differenze non separano, ma arricchiscono.
Dove ogni diversità è un punto di vista in più, uno stimolo a guardare il mondo con occhi nuovi. Credo profondamente nel potere dell’empatia, dell’ascolto profondo, della gentilezza attiva. E mi impegno ogni giorno per creare spazi dove ci si possa incontrare da essere umano a essere umano, senza ruoli, maschere o pregiudizi. È proprio in questi spazi – sinceri, aperti, imperfetti – che può nascere la pace. Non una pace perfetta, ma una pace vera, costruita con mani nude e cuore presente. La mia missione è proprio questa: facilitare gli incontri, affinché portino alla luce del giorno la nostra profonda connessione (legame) di essere umani che ognuno di noi ha dentro di se. Perché solo incontrandoci possiamo riconoscerci. E solo riconoscendoci, possiamo cambiare davvero.

Credo che una società pacifica non sia una società perfetta, ma una società capace di stare nel conflitto crescendo con lui (assieme a lui). Una società che sa riparare, ricucire, rinnovarsi. La mia azione, come ambasciatrice del The Garden of Peace, si muove esattamente su questi binari. Porto questo messaggio là dove serve uno sguardo nuovo. Incontro persone, comunità, contesti in cui la pace sembra lontana, e lì semino dialogo, fiducia, possibilità.

Io credo in un mondo dove la pace non sia più l’eccezione, ma la normalità. Un mondo dove la cooperazione sia più forte della competizione. Dove le parole curino e non feriscano, dove le differenze uniscano e non dividano. Questo sogno non è solo mio. È anche tuo. È nostro. Perché la pace non si costruisce da soli. È un cammino collettivo, fatto di incontri, azioni, scelte quotidiane. Io sono una delle voci del Giardino della Pace. Ma ogni voce conta. Ogni gesto ha un valore. Ogni presenza fa la differenza. Tu puoi essere parte di questo cambiamento.
Puoi iniziare oggi, in ogni momento, appena sei pronto/a, da ovunque. Anche con la semplice attitudine di trasmettere pace in qualunque situazione tu ti ritrovi:
🌱 Con una parola gentile.
🌱 Con un ascolto sincero.
🌱 Con una decisione coraggiosa.
🌱 Con la volontà di incontrare l’altro, anche quando è difficile.
Come ambasciatrice, mi impegno a portare il messaggio del The Garden of Peace ovunque ci sia bisogno di nuova speranza. Nelle comunità. Nelle scuole. Tra le persone. Nei momenti in cui lo sguardo ha bisogno di cambiare direzione. La pace è possibile. La pace è concreta. La pace è quotidiana. Ma ha bisogno di ciascuno di noi.
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