Scegli “Vero” o “Falso”: la card si girerà e non potrà più tornare indietro.
L’olivo può crescere in territori aridi diventando un alleato contro la desertificazione.
In molte regioni aride l’olivo stabilizza il suolo, protegge la biodiversità e sostiene le comunità locali.
Un Giardino della Pace è solo un oliveto simbolico, senza attività educative.
Ogni Giardino della Pace ospita attività educative, progetti con scuole e percorsi di dialogo con le comunità.
Una varietà come l’Arbequina può rappresentare più continenti nei progetti del The Garden of Peace.
L’Arbequina è presente in Europa, America, Asia e Oceania come simbolo di adattamento e migrazione.
L’olivo è riconosciuto come simbolo di pace in molte culture del mondo.
Dalle tradizioni mediterranee alle culture orientali, l’olivo racconta tregua, riconciliazione e alleanza tra popoli.
La biodiversità dell’olivo riguarda solo il numero delle varietà presenti in un territorio.
La biodiversità comprende paesaggi, sistemi di coltivazione, saperi locali ed ecosistemi sociali.
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L’Arbequina è una varietà adottata in più continenti e mostra il viaggio globale dell’olivo.
È presente in Europa, America, Asia e Oceania, simbolo di adattamento e migrazione.
I Giardini della Pace non prevedono certificati fitosanitari per le piante inviate.
Ogni pianta è accompagnata da certificato fitosanitario e certificato di identità varietale.
I territori della sostenibilità raccontano ecosistemi, non confini politici.
Il progetto descrive montagne, isole, deserti, altipiani e coste: non Stati.
La biodiversità si limita alla varietà botanica, senza legami con culture e paesaggi.
La biodiversità è anche culturale, agronomica, ecologica e sociale: riguarda pratiche, paesaggi e comunità.
Molte piante del modello TGoP provengono da Banchi Mondiali del Germoplasma e collezioni certificate.
Provengono da Banchi Mondiali del Germoplasma e altre collezioni riconosciute, con tracciabilità garantita.
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Ogni Giardino della Pace è uno spazio educativo aperto alla comunità.
I Giardini della Pace ospitano scuole, eventi, laboratori e percorsi di dialogo intergenerazionale aperti alla comunità.
Il modello dei 25 territori rappresenta solo varietà autoctone europee.
Il modello include Africa, Asia, America, Oceania ed Europa: un mosaico globale di paesaggi e culture dell’olivo.
Il linguaggio dell’olivo unisce migrazione, sostenibilità e adattamento.
L’olivo è simbolo di resilienza, armonia e coesistenza tra territori e culture: racconta migrazioni, equilibrio ecologico e capacità di adattarsi.
Le piante dei Giardini sono scelte senza criteri scientifici.
Le selezioni seguono criteri agronomici, ecologici e culturali, supportati da collezioni e documentazione scientifica certificata.
La pace nei territori nasce anche dalla coesistenza fra natura, comunità e memoria.
I Giardini della Pace collegano giovani, tradizioni, paesaggi e responsabilità condivisa verso il futuro.
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Passa il mouse o tocca i continenti: la mappa si illumina e mostra come l’olivo interpreta paesaggi, climi e progetti del The Garden of Peace nel mondo.
Varietà nel progetto: 10+
Giardini della Pace: Paciano, Trani e altri in sviluppo.
Paesaggi guida: terrazzi mediterranei, coste temperate, colline interne.
Tocca o clicca il germoglio al centro: ad ogni gesto nasce una nuova foglia. Ogni foglia rappresenta un valore del The Garden of Peace.
Una foglia di olivo racconta già moltissimo su resilienza, luce e acqua. Esplora i dettagli e scopri come questo albero si adatta ai territori del mondo.
La foglia di olivo è progettata per consumare poca acqua: cuticola spessa, piccole aperture (stomi) e un sistema radicale profondo permettono alla pianta di vivere in suoli aridi e pietrosi, tipici dei territori limite del progetto.
Un colpo d’occhio sui territori dove l’olivo si è adattato nel mondo. Seleziona un’area per scoprire come cambia il rapporto tra paesaggio, comunità e alberi di olivo.
Terrazzi mediterranei, colline interne e coste oceaniche temperate: in Europa l’olivo disegna paesaggi storici in cui agricoltura, cultura e biodiversità convivono da secoli. Qui nascono molti dei Giardini della Pace e delle varietà che oggi viaggiano verso altri continenti.
Dalle steppe semi-aride del Maghreb ai versanti collinari del Nord Africa, l’olivo è fondamentale per l’economia rurale e per la stabilità dei suoli. In questi territori limite l’albero diventa alleato contro desertificazione, erosione e povertà rurale.
Altipiani interni, regioni himalayane, isole oceaniche e Paesi del Golfo: in Asia l’olivo è una coltura emergente, simbolo di ricerca, innovazione e adattamento climatico. Qui l’albero incontra nuovi climi e nuove culture.
Dalle pendici andine ai paesaggi aridi dell’emisfero australe, fino alle nuove coltivazioni del Nord America, l’olivo interpreta climi estremi e geografie complesse. È una frontiera in cui si incrociano sperimentazione, qualità degli oli e nuovi modelli di paesaggio.
In Oceania l’olivo cresce in coste temperate, altipiani ventilati e microclimi oceanici. Qui la coltivazione è giovane ma dinamica, con un forte orientamento alla sostenibilità, alla ricerca e a oli di alta qualità sensoriale.
Tre domande veloci per scoprire quanto sai su longevità, diffusione e resilienza dell’olivo. Tocca una risposta per vedere la spiegazione.
1. In quanti continenti oggi si coltiva l’olivo in modo significativo?
2. Quanto può vivere un olivo in buone condizioni?
3. Rispetto ad altri alberi da frutto, il fabbisogno idrico dell’olivo è…
Una linea del tempo essenziale che mostra come l’olivo abbia accompagnato popoli, culture e paesaggi attraverso millenni di migrazioni, scambi e adattamenti. Tocca i punti per esplorare ogni tappa.
Le prime forme selvatiche di olivo compaiono tra Caucaso, Anatolia e Levante. È qui che nasce il rapporto millenario tra uomo e pianta, fatto di raccolta, selezione e primi processi di domesticazione.
Attraverso Grecia, Italia e Nord Africa, l’olivo diventa simbolo culturale, religioso e paesaggistico. Terrazzamenti, frantoi e commerci marittimi contribuiscono alla sua diffusione lungo tutte le coste del Mare Nostrum.
Tra deserti e altopiani, l’olivo segue gli scambi lungo rotte commerciali che collegavano Mashreq, Maghreb e penisola arabica. Un dialogo tra popoli, porti e oasi che ha costruito una nuova geografia agricola.
Introdotto nel XVI secolo, l’olivo attecchisce lungo coste pacifiche, pendii andini e regioni aride dell’Argentina, dando vita a paesaggi agricoli unici e ricchi di biodiversità.
In Australia e Nuova Zelanda l’olivo trova nuovi climi temperati, sviluppando ecosistemi agricoli innovativi e a basso impatto.
L’olivo raggiunge regioni dell’Asia meridionale e orientale come Cina, Giappone, India e Pakistan, diventando ora una coltura strategica per sostenibilità, ricerca e adattamento climatico.
Una mappa essenziale per esplorare come l’olivo si adatta a paesaggi diversi: pendii montani, deserti, altipiani, coste oceaniche e isole. Scorri orizzontalmente e tocca un territorio per scoprire di più.
Lungo le fasce aride e semi-aride andine, l’olivo viene coltivato in suoli poveri e in forte pendenza. Qui diventa strumento di tutela del suolo, contrasto all’erosione e valorizzazione di paesaggi estremi.
Nei wadi, antichi letti di fiumi stagionali, l’olivo sfrutta l’acqua piovana raccolta in brevi periodi dell’anno, trasformando aree aride in sistemi agricoli resilienti.
Su muretti a secco che disegnano colline e coste rocciose, l’olivo è parte di paesaggi agricoli riconosciuti come patrimonio culturale: un equilibrio millenario tra uomo, pietra e radici.
Negli altipiani caldo-semiaridi dell’Asia interna, l’olivo viene introdotto come coltura adattativa: sperimentazione agricola, lotta alla desertificazione e nuova economia per comunità rurali.
In isole ventose e umide, l’olivo si integra con microclimi oceanici, diventando simbolo di cooperazione tra agricoltura, turismo e rigenerazione dei territori.
Lungo coste battute dal vento, l’olivo cresce in microclimi temperati, contribuendo a costruire nuovi paesaggi agricoli a basse emissioni e ad alta qualità ambientale.
In contesti steppici e semi-aridi, l’olivo è colonna portante di sistemi agro-pastorali: offre reddito, protegge il suolo e mantiene vivo il legame tra comunità e paesaggio.
In ambienti iper-aridi, grandi impianti olivicoli sperimentano irrigazione controllata, gestione efficiente dell’acqua e nuovi modelli di agricoltura sostenibile nel deserto.
Alcune curiosità sull’olivo che raccontano quanto questa pianta sia antica, resiliente e vicina alla vita delle comunità.
Alcuni olivi monumentali superano i 1.000 anni di vita e continuano a produrre frutti, diventando archivi viventi della memoria dei territori.
L’olivo può resistere a lunghi periodi di siccità grazie alle sue radici profonde e alle foglie che riducono al minimo la perdita d’acqua.
Esistono centinaia di varietà di olivo, ognuna con profumi, sapori e forme diverse, modellate da suoli, climi e culture locali.
Dalle terrazze mediterranee alle valli aride, l’olivo contribuisce a prevenire l’erosione del suolo e a mantenere vivo il legame tra comunità e territorio.
Ramo d’olivo e Giardini della Pace raccontano un’idea semplice: la convivenza nasce quando l’umanità impara a custodire la stessa Terra.
Una linea essenziale che racconta come l’olivo, da pianta mediterranea, sia diventato un simbolo globale di pace e resilienza.
L’olivo nasce tra coste rocciose, isole e terrazzi pietrosi. Qui diventa alimento, medicina, luce e simbolo di pace nelle prime civiltà.
Attraverso rotte carovaniere e porti commerciali, l’olivo si diffonde tra deserti, wadi e steppe, adattandosi a climi aridi e ventosi.
Missionari, migranti e agronomi portano l’olivo sulle pendici andine, nelle valli secche e nelle nuove colonie agricole dell’emisfero australe.
Progetti sperimentali introducono l’olivo in altipiani interni, deserti continentali e coste oceaniche, dalla Cina all’Australia.
Con il The Garden of Peace, l’olivo diventa linguaggio condiviso tra comunità, scuole e istituzioni, per progettare nuovi luoghi di pace nel mondo.
Alcuni numeri che raccontano la crescita dei Giardini della Pace e delle comunità che li animano.
Piccoli frammenti di ciò che amministrazioni, scuole e comunità vivono intorno agli olivi della pace.
“Pianta un olivo e metti radici di pace nel tuo territorio.”
Insegnante – America Latina
“Il Giardino della Pace ha cambiato il modo in cui la comunità guarda al paesaggio.”
Amministratore locale – Area mediterranea
“Un simbolo semplice, capace di parlare a culture e religioni diverse.”
Coordinatore di progetto – Regione del Maghreb
Ogni territorio interpreta l’olivo come una promessa di continuità. I Giardini della Pace sono luoghi reali in cui le comunità collaborano per custodire biodiversità, memoria e dialogo tra culture.
Scegli Vero o Falso per ogni affermazione e scopri cosa raccontano dei Giardini della Pace.
L’olivo può crescere in territori aridi e ventosi, diventando un alleato contro la desertificazione.
In molte regioni aride l’olivo contribuisce a stabilizzare il suolo, proteggere la biodiversità e creare opportunità per le comunità locali.
Un Giardino della Pace è soltanto un gesto simbolico, senza attività educative o culturali.
Ogni Giardino della Pace è un laboratorio vivente: ospita percorsi educativi, istituzioni e comunità per costruire responsabilità condivisa.
La stessa varietà di olivo può rappresentare più continenti nei progetti del The Garden of Peace.
Alcune varietà migrano con le comunità: raccontano un dialogo tra territori, paesaggi e paesi lontani.
L’olivo è un simbolo di pace riconosciuto in molte tradizioni religiose e culturali.
L’olivo appare in tradizioni mediterranee, orientali e in molte culture: è un emblema di alleanza e riconciliazione.
La biodiversità dell’olivo riguarda solo il numero delle varietà.
Riguarda anche i paesaggi, i sistemi di coltivazione, i saperi locali e le relazioni sociali che nascono attorno agli olivi.
The Garden of Peace si esprime attraverso due percorsi complementari.
Con Pace fra gli Stati, l’olivo diventa simbolo di dialogo tra realtà nazionali che scelgono di condividere lo stesso spazio, trasformando un giardino in un luogo di riconciliazione e responsabilità comune.
Con Territori della Sostenibilità, l’olivo racconta la sua natura migrante nei territori limite del mondo: 25 piante scelte nei cinque continenti, per mostrare come adattamento, biodiversità e cura della Terra possano generare una nuova geografia della pace.
21 olivi, 21 identità, un unico spazio condiviso.
Il progetto riunisce varietà autoctone provenienti da diversi contesti geopolitici all’interno di un unico Giardino della Pace, dove le piante convivono come simbolo di dialogo, riconciliazione e collaborazione tra comunità diverse.
25 piante, 5 continenti, una nuova geografia della pace.
Il progetto racconta l’olivo nei territori limite del mondo, deserti, altipiani, isole oceaniche e paesaggi estremi, mostrando come adattamento, biodiversità e cultura del territorio possano generare cooperazione tra comunità.
Ogni Giardino della Pace è un luogo reale dove le comunità coltivano dialogo, conoscenza e cooperazione attraverso il simbolo millenario dell’olivo.

Luoghi reali in cui l’olivo diventa il centro di dialogo, cooperazione e cura del paesaggio. Ogni giardino nasce da piante certificate dei Banchi Mondiali del Germoplasma e cresce attraverso percorsi educativi e iniziative culturali dedicate alla biodiversità e alla pace.

Dalle cerimonie di piantumazione ai programmi educativi, dai partenariati internazionali ai progetti con scuole e comunità locali: ogni iniziativa contribuisce a far crescere una cultura di dialogo, sostenibilità e cooperazione.
Raccontiamo il nostro lavoro attraverso reportage, aggiornamenti e storie dai territori.
Una panoramica essenziale sulla coltivazione dell’olivo nei diversi paesaggi del mondo. Ogni territorio interpreta l’olivo con tradizioni, tecniche e biodiversità proprie.
Ogni Giardino della Pace nasce dall’incontro tra idee, comunità e visioni condivise. Se desideri avviare un progetto nel tuo territorio, partecipare alle nostre iniziative o ricevere informazioni dedicate, il nostro team è a tua disposizione.
Puoi contattarci direttamente oppure utilizzare il modulo nella pagina dedicata.