Dalle origini a Paciano al modello “Territori di Pace e Sostenibilità”.
Nel borgo umbro di Paciano (Italia), ispirato alla figura di Giano Bifronte – simbolo di pace e nuovi inizi – nasce l’idea di creare giardini di olivi come segni concreti di armonia e riconciliazione.
Qui prende forma The Garden of Peace (TGoP), in un contesto dove storia, paesaggio e spiritualità si intrecciano. Paciano non è solo un punto geografico, ma la matrice simbolica da cui il progetto si apre al mondo.
Da Paciano, “terra di pace”, il progetto si espande oltre i confini locali, intrecciando persone, culture e territori che condividono il desiderio di una convivenza più giusta tra umanità e ambiente.
The Garden of Peace nasce come iniziativa locale, ma viene pensato fin dall’inizio come una rete di giardini diffusi in contesti diversi. Ogni nuovo sito diventa una declinazione concreta della stessa idea originaria.
L’olivo, pianta millenaria, è il cuore del progetto: albero di saggezza, forza e rinascita. Dal ramo portato dalla colomba dopo il Diluvio fino alla Giornata Mondiale dell’Olivo proclamata dall’UNESCO, questo albero rappresenta la pace che rinasce.
Nel TGoP l’olivo diventa un linguaggio universale: un simbolo immediatamente leggibile anche in luoghi lontani dalla tradizione olivicola, dal Giappone all’Australia.
Il percorso professionale di Francesco Serafini, Presidente del The Garden of Peace, presso il Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) di Madrid ha consolidato una visione globale dell’olivicoltura.
In quel contesto Serafini ha coordinato il progetto RESGEN, presentato nel quadro della COP 16 di Marrakech, che coinvolgeva 21 Paesi. Questa esperienza ha mostrato come l’olivo possa essere motore di cooperazione tra territori differenti.
Il numero 21 nasce dal progetto RESGEN, che coinvolgeva 21 Paesi, e diventa oggi la struttura del TGoP: 21 varietà di olivo per il modello unico “Territori di Pace e Sostenibilità”.
Questa continuità collega ricerca scientifica, cooperazione internazionale e cultura della pace.
Il progetto non parla di Stati, ma di territori: paesaggi, ecosistemi e comunità che vivono in relazione con la propria terra. Lo Stato è solo un dato tecnico, per indicare dove la varietà è autoctona; per ogni olivo sono indicati anche il continente e il territorio di diffusione, così che il giardino racconti una geografia reale, non una semplice mappa politica.
The Garden of Peace è una piattaforma aperta di collaborazione. Ogni giardino nasce dall’incontro tra il TGoP e una comunità ospitante – città, scuole, università, fondazioni, piccoli comuni, fattorie didattiche, centri di salvataggio degli animali – che sceglie di prendersi cura di un luogo dedicato alla pace.
I giardini rappresentano territori e contesti di vita, non Stati. Il TGoP mantiene una struttura comune e valori condivisi, ma si adatta alle storie, alle culture e alle esigenze dei luoghi che lo accolgono.
Ogni Giardino della Pace è un invito a coltivare relazioni, biodiversità e responsabilità condivisa tra territori.
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