NABALA BALADI

Paese: Palestina

Destino: duplice attitudine

Sinonimi: “Nabala Baladi”; “Baladi”; “Bathni”; “Khudr”; “Krari”; “Kteit”; “Nabala”; “Roman”; “Soury”

Diffusione: 1 continente

Asia

Levant meridionale: aree collinari del nord e centro della Cisgiordania (e presenza parziale a Gaza)

In Asia la Nabali Baladi è descritta come una delle cultivar locali più diffuse, con una distribuzione principale nelle aree collinari del nord e del centro della Cisgiordania e una presenza parziale nella Striscia di Gaza. Il suo profilo è quindi legato a un’olivicoltura di collina e di territorio, dove la continuità della coltivazione ha un ruolo centrale nella stabilità agricola locale.

Uso “duplice”: olio e mensa

Le fonti indicano la Nabali Baladi come cultivar a duplice attitudine: il frutto può essere destinato sia alla produzione di olio sia alla trasformazione/consumo come oliva da mensa. Questa doppia destinazione rende la varietà funzionale in contesti in cui la scelta della filiera può variare in base a gestione aziendale e caratteristiche dell’annata.

Sinonimi e rischio di confusione varietale

La Nabali Baladi è riportata con una costellazione di sinonimi locali (ad esempio: Baladi, Bathni, Khudri, tra altri), e viene citata anche in relazione a possibili attribuzioni errate o sovrapposizioni di denominazione nel settore. Questo punto è importante per TGoP: aiuta a spiegare perché, quando parliamo di biodiversità e “territori”, la chiarezza su nomi, sinonimi e materiali affini non è un dettaglio, ma parte della tutela del patrimonio agricolo.

Biodiversità radicata

In una lettura coerente con l’approccio “territori, non confini”, la Nabali Baladi rappresenta un caso tipico di cultivar radicata: la sua forza narrativa non è nella migrazione globale, ma nella capacità di mantenere identità e funzione dentro un bacino geografico preciso, dove la varietà è riconosciuta e parte di una tradizione colturale consolidata.

Considerazioni agronomiche e commerciali

Cultivar appartenente al gruppo “Soury”. È tipica dei terreni della Cisgiordania dove è talora chiamata “Roman” a testimonianza dell’antichità della sua coltivazione. Rappresenta in Palestina il 90% delle piante d‘olivo in produzione. La cultivar è diffusa principalmente nelle zone collinari del nord e del centro della Cisgiordania. Di lento accrescimento in condizioni non irrigue è considerata rustica, con un’entrata in produzione media. Parzialmente autocompatibile con produttività elevata e alternante. Possiede un elevato contenuto in olio ed è coltivata anche come oliva da tavola in verde. È resitente al freddo e all’aridità ma teme la mosca (Bactrocera oleae) e risulta sensibile all’occhio di pavone (Cycloconium oleaginum).

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